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Tempo di asparagi

"L' asparago, uno scherzo riuscito"di Antoine Brillat Savarin

Un giorno fu detto a Monsignor Courtois de Quinceney che un asparagio di meravigliosa grossezza spuntava in un quadrato del suo giardino. Subito tutti gli addetti alla diocesi andarono a vedere, perché anche nei palazzi vescovili ognuno è ben contento se può avere qualche cosa da fare. La notizia fu riconosciuta né falsa né esagerata. La pianta aveva forata la terra e appariva già sul livello del suolo: la testa era tonda, lucida, diasprata e prometteva una colonna da poter sì e no entrare in una mano.

Ci furono esclamazioni su quel fenomeno di orticultura: fu unanimemente proclamato che soltanto a Monsignor Vescovo spettasse il diritto di sradicarlo, e il coltellinaio vicino fu incaricato di fabbricare immediatamente un coltello adatto alla solenne funzione.

Nei giorni seguenti l'asparagio crebbe in grazia e bellezza: la sua ascensione era lenta ma continua, e tosto si cominciò a vedere la sua parte bianca dove finisce la parte mangiabile di quel legume. Poiché in tal modo il tempo di mietere era indicato, tutti si prepararono a un buon pranzo e si stabilì di far l'operazione al ritorno dalla passeggiata.

Allora Monsignore si avanzò armato del coltello rituale, e si adoprò a staccare dal fusto il vegetale orgoglioso, mentre tutta la corte episcopale mostrava qualche impazienza di esaminarne le fibre e il complesso. Ma, oh sorpresa! oh delusione! oh dolore! il prelato si alzò a mani vuote...L'asparagio era di legno.

Lo scherzo, forse un pò troppo impertinente, era opera del canonico Rosset il quale, nato a Saint-Claude, torniva benissimo e dipingeva con molta grazia. Egli aveva fabbricato a puntino la falsa pianta, l'aveva ficcata in terra di nascosto ed ogni giorno la tirava un pò fuori per imitare la crescita naturale. Monsignore non sapeva come prendere quel tiro (perché era un tiro vero e proprio); ma vedendo l'ilarità dipingersi sulle facce di tutti sorrise; e questo sorriso fu seguito dall'espressione generale di un riso veramente omerico; fu portato via il corpo del delitto senza occuparsi del delinquente, e almeno per quella sera, la statua-asparagio fu ammessa agli onori del salotto.

Da "Meditazioni di gastronomia trascendente" di A. Brillat Savarin